Cronaca 202510 min di letturaTraduzione dal tedesco

19 settembre 2025: viaggio ufficiale a Castagnaro

Venerdì

«Um Gott´s Wuin, da Wecka is ganga!» (Per l’amor di Dio, la sveglia è suonata!) Questa esclamazione si poteva sentire in parecchie camere da letto: dopotutto erano appena le quattro e mezza o le cinque del mattino. Ma si sapeva che si ripartiva per Castagnaro per il viaggio ufficiale di visita, quindi: fuori dal letto! Erano in viaggio due minibus, partiti verso le 6:00 dalla casa di Christian Dehnert. Dopo aver raccolto alcuni passeggeri eravamo già in strada verso Deisenried e, sul dosso di Roßruck, rimanemmo profondamente colpiti da una grandiosa e spettacolare aurora rossa, con scure sagome di montagne sullo sfondo, un addio molto pittoresco alla Leitzachtal.

Il primo piccolo spuntino ce lo offrì Rita, che aveva portato deliziose Butterbrezen (brezel al burro). Tutti erano felici anche per il bel tempo, che ci avrebbe accompagnati fino a domenica. In autostrada il traffico era contenuto, così procedemmo spediti. Nel dormiveglia sfilarono le magnifiche montagne della valle dell’Inn, Innsbruck, a sinistra verso sud: prima sosta per certe necessità fisiche. Si diffuse sempre più un’allegra euforia: battute e situazioni comiche si alternavano. Su fino al Brennero, giù dall’altra parte, a Rovereto la seconda sosta necessaria. Poi, presso Ala, lasciammo l’autostrada e, a Sabbionara, salimmo sui Monti Lessini. Su strade avventurosamente strette attraverso una natura incontaminata – ci saranno orsi o lupi? – arrivammo in Val Pantena, passando per Bellori, dove si susseguivano una dopo l’altra aziende del marmo.

Dopo l’arrivo a Grezzana ci fermammo presso l’azienda REDORO, diventata famosa per la sua produzione di olio d’oliva; rifornisce locali e aziende in tutta Italia. La signora Barbara, una tedesca di Meppen che vive in Italia da 55 anni, ci ha guidati con grande competenza attraverso gli stabilimenti di produzione: consegna in cassette, separazione di foglie e frutti, 4 macine da 10 tonnellate ciascuna schiacciano i frutti, i noccioli frantumati vengono eliminati; le olive verdi si raccolgono prima, più tardi tutte le olive diventano scure; l’olio di olive verdi graffia un po’ la gola per i polifenoli che contiene; 16–20 kg per 1 litro di olio;   abbiamo potuto visitare anche l’ampia cantina: impianto di imbottigliamento automatico; bottiglie con manico; imballaggio in scatole; pallet per il trasporto e la consegna; nel locale di imbottigliamento 18 enormi serbatoi snelli in acciaio inox da 18.000 l ciascuno, nell’altro locale della cantina circa altri 30 serbatoi. Per il nostro assaggio ci sono stati panini all’olio d’oliva, con pasta di olive verdi e scure, prosecco, vino bianco, ginger ale e acqua. L’atmosfera era splendida, anche grazie a un tempo magnifico, come tutti avevano desiderato.

Il pranzo lo abbiamo consumato al Ristorante Redoro di Grezzana. Questo locale è molto amato dagli artigiani, perciò i nostri autisti hanno dovuto prima trovare dei parcheggi. Dopo l’antipasto sono stati serviti lonza di maiale alla griglia, vitello con salsa al limone, insalata e verdure.  Ben rifocillati, verso le 15:00 era in programma il tour dei vini con degustazione alla Cantina Valpantena. La signora Samantha è stata la nostra guida, molto impegnata. Abbiamo fatto in tempo a vedere un conferimento di uva: un trattore con rimorchio che scaricava il suo carico in una vasca muraria interrata. In precedenza erano stati naturalmente determinati il peso e il contenuto zuccherino (i «gradi Öchsle»…). Al suo interno si trova una coclea di trasporto, affinché l’uva arrivi in modo uniforme nei macchinari. La cooperativa di produzione – dal 1958 –  conta 700 soci con 1800 vigneti; da circa 30 tonnellate di uva si producono 20 milioni di bottiglie di vino. Classificazione dei vini italiani: vino da tavola, vino da tavola con indicazione geografica, D.O.C. (denominazione di origine controllata), D.O.C.G. (denominazione di origine controllata garantita). Qualità diverse di vino richiedono anche tempi di fermentazione diversi.

Innumerevoli botti di legno di rovere francese e americano con vino pregiatissimo sono conservate in cantina. E dalle bucce e dai vinaccioli si produce la grappa. Le bottiglie per l’Italia ricevono tappi di plastica (vino normale) e di sughero naturale (vini di punta), le bottiglie per l’esportazione ricevono tappi a vite. Dopo il giro della cantina è seguita un’approfondita degustazione di vini. I vini ordinati per il nostro Christkindlmarkt (mercatino di Natale), «Pinot Grigio, Corvina e Ritocco», sono stati illustrati nei dettagli. Ci sono state spiegate ampiamente la produzione, le caratteristiche dei vini e il loro particolare utilizzo. Inoltre abbiamo potuto assaggiare anche il re dei vini, l’«Amarone», e il vino da dessert «Recioto». Tutti i partecipanti erano entusiasti e soddisfatti. La visita, molto ampia e lunga, ha avuto come conseguenza immediata una mezz’ora di ritardo a Castagnaro. Lì siamo stati accolti calorosamente e con grande entusiasmo dai nostri amici italiani.

Davanti al municipio ci aspettavano già il nostro sindaco Stefan Deingruber con la moglie Ursula, un grande comitato di accoglienza con la banda musicale (La Banda) di Castagnaro, le «Majorettes» (Puschlmädchen, ragazze con i pon-pon), alcuni scolari della Scuola Elementare, alcuni consiglieri comunali e naturalmente il sindaco locale Modenese Jonathan, che ci ha dato a tutti un caloroso benvenuto. Hanno preso la parola a turno il nostro sindaco Stefan Deingruber, il nuovo sindaco italiano e i presidenti delle associazioni di Fischbachau (Christian Dehnert) e di Castagnaro (Ginea de Grandis). Anna Rosa ha tradotto i discorsi in modo adeguato e comprensibile. Nel corso della cerimonia è stato offerto un programma variegato e molto gradevole, tra l’altro con l’inno bavarese e gli inni nazionali tedesco e italiano. Gli scolari, nonostante le poche possibilità di prova, avevano imparato e hanno eseguito il nostro inno nazionale in tedesco.

Dopo la cerimonia ufficiale abbiamo fatto il check-in all’agriturismo «Le Clementine». Lì è seguita una lunga discussione sulla distribuzione delle camere, che però alla fine ha portato a un risultato ragionevole: tutti hanno avuto camera e letto! Alle sette e tre quarti c’è stata a Mena (ristorante Semoqua) una cena con diverse pizze, accompagnate da vino rosso e bianco della casa, poi ancora caffè e grappa. Gli italiani ci avevano gentilmente invitati. Ben sazi, i sindaci e i presidenti si sono scambiati i doni ospitali. Dopo molte conversazioni in tedesco, inglese e italiano, in parte molto animate, siamo tornati a tarda sera al nostro alloggio.

Sabato

Svegliati dal canto ostinato del gallo di casa (dalle 3:45), i partecipanti (m, f, altro??) arrivarono alla spicciolata per la colazione, accompagnati dal forte «Guguuugu, Guguuugu, Guguuugu» delle tortore dal collare. Ben rifocillati, partimmo per Ferrara. Dopo un’ora buona arrivammo a un parcheggio multipiano esposto a un sole intenso. A piedi marciammo verso il centro storico, più precisamente verso il castello d’acqua «Castello Estense». Lì ci aspettava già la guida, che parlava molto bene il tedesco. La famiglia d’Este ha le sue origini nel IX secolo d.C. Dopo il 1264 la famiglia poté estendere la sua sfera d’influenza su Modena e Reggio, con la conseguenza di un lungo periodo di lotte crudeli. Alla fine del XIII secolo il dominio degli Estensi poté considerarsi definitivamente consolidato. Borso fu elevato a duca dall’imperatore e dal papa. Ercole I ampliò la città verso nord, un progetto esemplare del Rinascimento. Con Alfonso II nel 1597 terminò il dominio degli Estensi e lo Stato della Chiesa assunse il governo.

Dopo la fondazione dello Stato e l’unificazione dell’Italia (Regno d’Italia dal 1861 al 1946) il castello fu acquistato dalla Provincia di Ferrara, che ne fece la propria sede. Gli arredi, in parte molto sontuosi – alcune zone devono ancora essere restaurate dopo il terremoto –  vanno dal Rinascimento al primo Barocco. Per mancanza di tempo visitammo solo gli esterni; per i dettagli si consulti la letteratura specializzata! Verso le 13:00 ci siamo goduti nel parco di Ferrara un picnic (Merenda di Sacco), organizzato dagli amici di Castagnaro. Sulle panchine e sul prato c’erano panini con formaggio o salumi, da bere un vino bianco leggero e un rosso, e naturalmente anche acqua per le anime assetate. Un’app per piante chiamata «Flora Incognita» ci ha aiutati a riconoscere i nomi e i paesi d’origine dei più svariati alberi.

Di buon umore tornammo all’agriturismo Le Clementine, ci riposammo e ci sedemmo insieme per una chiacchierata piacevole e divertente. Che spavento! Un enorme uccello si era posato, strillando forte, su un albero vicino. Era un avvoltoio o cosa? Quando ci avvicinammo furtivamente, l’animale volò via – era solo un fagiano che si era cercato un posto per dormire sull’albero.  I padroni di casa avevano già apparecchiato per la cena nella sala antica, riccamente affrescata e ornata di tendaggi artisticamente lavorati. Verso le 20:00  è iniziato il fantastico banchetto – questa volta il Freundeskreis aveva invitato gli italiani. Antipasti: salame, formaggio, pane bianco; Primo: lasagne, pasta con carne; Secondo: pezzi di zucca candita, patate e arrosto arrotolato. Dolci: caffè e torta, grappa. Le conversazioni andarono avanti e indietro, in tedesco, inglese e italiano. Dove mancavano le parole, aiutavano ovunque i gesti e il contributo dei nostri collaudati traduttori. Tardi si concluse la serata armoniosa.

Domenica

La partenza dall’agriturismo, dopo l’immancabile colazione, fu verso le 9:00, l’arrivo a Bergamo verso le 12:00. I conducenti hanno affrontato con bravura l’ingresso strettissimo del parcheggio multipiano. Stefan e Ursula dovettero parcheggiare in città, perché la loro auto era troppo lunga a causa del portabiciclette. E ora, come si fa a uscire all’aperto a piedi dal parcheggio? Grazie a Dio una grafica ci indicò la via. Con l’ascensore arrivammo davvero in città. Un numero incredibilmente alto di persone si riversava per le stradine strette, comprese persone con magliette verde fluo che partecipavano a una giornata della salute della regione.

Per prima cosa abbiamo pranzato al ristorante Columbina. Antipasti: cipolline, cetrioli e peperoni sott’aceto; Primo: risotto e casoncelli; Secondo: brasato e polenta; Dolci: semifreddo al caramello, caffè. Poi ci siamo tuffati di nuovo nella ressa. Bergamo ha le sue origini in insediamenti celtici, poi i Romani fondarono la città «Bergomum», seguirono i Longobardi, poi i Franchi sotto Carlo Magno; Milano, Venezia e altre città si contesero ripetutamente la città di Bergamo. Nel XVI secolo i Veneziani trasformarono la città in una fortezza quasi inespugnabile. In quell’occasione sorsero le monumentali mura, che si estendono per 6 chilometri con bastioni, torri, porte e terrapieni  intorno alla città alta. Nel 2017 sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. La Piazza Vecchia era splendidamente decorata con gruppi di piante. La piazza era ed è da sempre il centro politico e sociale di Bergamo. Qui si trovano il più antico municipio d’Italia (XII sec.), la Torre Civica e la Fontana Contarini.

Della basilica «Santa Maria Maggiore» vedemmo una nuda parete esterna in pietra; all’interno ci ha quasi schiacciati la pomposa decorazione barocca: quasi ovunque stucchi artistici, affreschi sul soffitto, arazzi e intarsi in legno. Si sarebbero potuti vedere anche due grandi organi ancora suonabili e la tomba di Gaetano Donizetti, il celebre compositore. All’ingresso purtroppo veniva richiesto un biglietto, così rinunciammo a una visita più approfondita. In compenso visitammo la cappella funeraria «Colleoni» del 1471, annessa alla basilica. È un esempio eccezionale di architettura lombarda del XV secolo. Bartolomeo Colleoni era Capitano Generale della Repubblica di Venezia. Fece costruire la cappella in memoria della figlia Medea, morta nel 1470, e della moglie Tisbe Martinengo-Colleoni, morta nel 1471.

Dopo una ripida salita raggiungemmo la fortezza medievale sulla «Rocca di Bergamo», costruita nel XIV secolo. Da qui si gode una vista mozzafiato sulla città alta con chiese, torri e piazze, e inoltre sulla città bassa, la «Città Bassa», sorta a partire dal XIX sec. Per una visita davvero completa della città servirebbe almeno un’intera giornata, meglio ancora un’intera settimana. Già partivamo per il viaggio di ritorno, dapprima di nuovo verso est – oltre Verona –, poi verso nord nelle Alpi, passando per Trento e Bolzano fino al castello di Friedberg, nei pressi di Chiusa.

Là ci aspettavano di nuovo una sala rispettabile e un servizio molto competente. Abbiamo gustato la cucina sudtirolese e ci siamo messi subito in viaggio verso casa. Poiché il traffico stradale era diminuito notevolmente, procedemmo spediti e verso l’1:00 raggiungemmo Fischbachau. Così si concluse un viaggio – come di consueto – straordinario, che, come sempre, è servito al contatto con  gli amici italiani, alla conoscenza della cultura italiana e in generale alla comprensione tra i popoli. Tra l’altro ci siamo divertiti un mondo e stavamo semplicemente benissimo! Il Freundeskreis Castagnaro Fischbachau e. V. ringrazia di cuore per l’invito, per l’ottima organizzazione in Italia (Ginea de Grandis e tutti i collaboratori, inoltre La Banda, le Majorettes e gli scolari con la loro insegnante). Un ringraziamento del tutto particolare va agli organizzatori tedeschi Christian, Maria e Peter Dehnert, agli autisti dei pullman Christian, Peter e Klaus Berger e a tutti i collaboratori dell’iniziativa.

Hans Irger, 24 sett. 2025

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